
Non si fermano le contestazioni dei cittadini in Thailandia, paese in cui si respira da ormai quindici giorni un’aria di forte tensione a causa delle manifestazioni contro l’operato della corona, ma anche contro quello del governo.
Dal 14 ottobre, infatti, associazioni e soprattutto gruppi di giovani scendono quotidianamente nelle maggiori piazze di Bangkok per mostrare tutto il loro malcontento verso il sistema monarchico thailandese, che garantisce al re Maha Vajiralongkorn una posizione di privilegio assoluto e di supremazia indiscussa rispetto alla popolazione.
Le ultime proteste consistenti per ordine di tempo sono arrivate lunedì 26 ottobre, quando i manifestanti si sono riuniti davanti all’ambasciata tedesca nella capitale thailandese, invitando a fare indagini su tutte le attività del re, che trascorre molto del suo tempo in Germania. I manifestanti hanno sfidato la Polizia e consegnato una lettera all’ambasciata, chiedendosi come faccia un re a rimanere a migliaia di chilometri di distanza dal suo paese d’origine in un momento di emergenza come questo.

È la prima volta, da tantissimi anni, che un movimento così cospicuo sfidasse il re e la monarchia in Thailandia. Non accadeva dal 1932 quando, con la Ribellione Boworadet, nel paese si passò dalla Monarchia Assoluta all’attuale Monarchia Costituzionale. Il Covid-19, poi, e i suoi effetti negativi, hanno influito enormemente ed esercitato sempre più pressione nei confronti del re e del governo.
Proprio la lettura del documento da parte della ragazza, ha spinto vari gruppi di giovani e democratici ad iniziare a ribellarsi alla struttura monarchica in Thailandia e, dopo la prima giornata di proteste del 14 ottobre, la risposta del governo è stata piuttosto dura, con l’imposizione dello stato di emergenza e il divieto di assembramenti o riunioni di cinque o più persone per le strade. Le nuove disposizioni, però, non hanno di certo fermato i manifestanti, permettendo però alla polizia di effettuare più di 20 arresti nei giorni scorsi.

Nella giornata di mercoledì, in Thailandia, i manifestanti hanno voluto poi lanciare un messaggio al primo ministro Prayut: “Non abbiamo intenzione di fermarci fino a quando non saranno approvate tutte le nostre richieste.”
di Donato Di Stasio
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