
«Quello del giornalista è un mestiere pericoloso» si dice, ma non dovrebbe essere così. I giornalisti sono in pericolo sono nei posti in cui si vuole limitare la libertà di espressione. Forse ieri nessuno ha pensato che le telecamere potevano essere utilizzate per mandare un messaggio diretto a chi ci governa, che la voce di chi era lì a svolgere il proprio lavoro poteva raccogliere la voce degli ultimi. No, non ci ha pensato nessuno e l’articolo Ultras, clan del Pallonetto, Pignasecca e Quartieri Spagnoli dietro gli scontri di Napoli pubblicato da Francesco Piccinini di Fan Page, spiega il perché. Pare che la protesta sia stata organizzata da alcuni clan del centro storico e da ultras che non avrebbero digerito la sconfitta a tavolino subita con la Juve. Un’espediente, quindi, le parole pronunciate dal Presidente De Luca nel pomeriggio di ieri, solo per eseguire un regolamento di conti. Qualcuno potrebbe chiedersi perché i commercianti avrebbero permesso che ciò accadesse. Ma basta avere qualche conoscenza preliminare del contesto, per rendersi conto che la criminalità organizzata si insinua negli spazi vuoti lasciati dallo Stato. E come un virus che consuma la sua preda dall’interno, si maschera. Le mafie napoletane si mascherano da fautrici del popolo. E spesso, all’apparenza, sembra che sia davvero così. È facile venir ingannati.
Non si può fare di tutta l’erba un fascio anche all’interno di una guerriglia. Sarebbe un errore sottovalutare la frustrazione di una parte d’Italia in cui ancora il lavoro a nero e a giornata sono ampiamente diffusi. Durante la conferenza stampa di Vincenzo De Luca, Napoli era un teatro di facce lugubri e più di una volta i miei orecchi hanno sentito la frase: «e adesso cosa facciamo?». Da qui, ad arrivare agli scontri della serata, c’è un abisso. Come ho detto in precedenza, c’è lo zampino di gruppi criminali organizzati nello sviluppo degli eventi. Però la frustrazione è palpabile. L’aria di Napoli s’è fatta pesante. Solidarietà, ancora, a tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine che sono stati aggrediti ieri sera. Tra i tanti video che hanno affollato la rete, ce n’è uno che mi ha colpito. Una signora di mezza età che grida ad un poliziotto in tenuta antisommossa: «Perché non siete dalla nostra parte?». Ancora una volta è noi contro loro. Il popolo, contro lo Stato. Come se non fossimo la stessa cosa. Questa scissione fa la forza della camorra ed è il reale motivo per cui è stata scatenata una rivolta così violenta. Ci sono loro e poi ci siamo noi. Ma noi, continuiamo ad essere affiancanti dalla gente sbagliata.
di Marco Cutillo
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