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Tra negazionisti e supereroi: il Coronavirus affrontato dagli immortali

Angelo Velardi
Angelo VelardiRedazione Informare
4 maggio 20214 min di lettura

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Tra negazionisti e supereroi: il Coronavirus affrontato dagli immortali

Dicembre 2019: un nuovo coronavirus fa la sua prima comparsa a Wuhan, metropoli cinese da 11 milioni di abitanti. Il 31 dicembre 2019 le autorità cinesi informano l’OMS di una serie di casi di polmonite causati da un virus non corrispondente a quelli già noti. Il mondo oscilla tra un allarmismo precoce e una sottovalutazione pericolosa del problema. Il virus circola oltre quel mercato del pesce che sarà identificato come epicentro di quella che in breve si trasformerà in pandemia.

Il 30 gennaio l’OMS dichiara lo stato d’emergenza. Nello stesso giorno in Italia i primi casi. Sono due turisti cinesi che vengono ricoverati allo Spallanzani.
Sembrava così lontano, sia fisicamente che concettualmente, il rischio che quel contagio si estendesse globalmente come nel peggiore dei film fantascientifici. La portata di ciò che sta per accadere da lì a poco è inimmaginabile.
Quasi un mese dopo i primi focolai in Italia che cominciano a mandare segnali inequivocabili: il problema è anche nostro! Da quel momento si innescheranno le raffiche di lockdown, chiusure, limitazioni e coprifuochi. DPCM, conferenze stampa, bollettini e autocertificazioni diventano pane quotidiano per gli italiani.
È ormai chiaro che il problema non è più lontano, è vicino più che mai, e si cominciano a seguire le indicazioni igienico-sanitarie suggerite. È l’unico modo di contenere il contagio e proteggersi, in attesa di un farmaco o di un vaccino.
L’analisi potrebbe finire qui. Nasce un problema che sembra localizzato, si apprende che invece la portata è mondiale, il problema investe il mio spazio e dato che attenta alla mia salute mi proteggo e proteggo gli altri combattendolo con ogni arma che chi ne ha l’autorità per farlo mi suggerisce.
Ma tra gli umani spiccano due categorie che hanno deciso di vivere diversamente questo iter.
C’è il negazionista, colui secondo il quale tutto è stato architettato a dovere da un “loro” non ben definibile che vuole toglierci la libertà, che vuole iniettarci dispositivi o che vuole che viviamo col terrore per concludere non si sa bene quale scopo.
Le doti critiche con cui è giusto analizzare qualunque tipo di avvenimento, anche quelli che riguardano l’intero globo e che ci vengono raccontati unidirezionalmente da politica e mass media, cadono sotto i colpi di pressapochismo, disinformazione, fake news e proselitismo spicciolo. La loro battaglia si concretizza in rifiuto dei dispositivi di protezione personale – no mask – e in manifestazioni di fieri assembramenti.

C’è poi il supereroe, colui che riconosce l’esistenza del problema, ma che essendo dotato di super poteri, tra cui la capacità di contenere nel proprio cervello tutte le nozioni scientifiche e statistiche della storia, oscilla tra il banalizzare il problema, paragonandolo ad una “semplice influenza”, al fare ciò che andrebbe evitato – come andare in giro senza mascherina, o indossandola in maniera “creativa”, o dar vita ad assembramenti – perché “non si può vivere ancora così, non ce la faccio più, tanto se te lo devi prendere te lo prendi”.

Cosa li accomuna? La presunzione di immortalità, la convinzione che se pure c’è un problema sicuramente non toccherà me, e che negarlo è più semplice che documentarmi, informarmi e comportarmi di conseguenza. Eppure, è questa presunzione di immortalità che dà un passaggio al virus per continuare a girare per il mondo e per il nostro paese, per le nostre strade, per le nostre case.

Una presunzione di immortalità che ha cominciato a “contagiare” anche quelli che fino a qualche tempo fa erano attenti osservatori di tutte le misure igienico-sanitarie, in nome di una “stanchezza” e di un fatalismo che ad oggi proprio non possiamo permetterci.

Le istituzioni, politiche e sanitarie, i virologi, le forze dell’ordine: tutti potevano fare meglio. Ma è fondamentale, ancora oggi, che tutti facciano la propria parte. E quella individuale di ognuno di noi resta ancora la parte più importante. Perché immortali o supereroi non ce ne sono. I negazionisti, purtroppo, sì. Ma questo è un altro discorso.

di Angelo Velardi

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  • #contagio
  • #coronavirus
  • #mascherine
  • #negazionisti
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