
Dicembre 2019: un nuovo coronavirus fa la sua prima comparsa a Wuhan, metropoli cinese da 11 milioni di abitanti. Il 31 dicembre 2019 le autorità cinesi informano l’OMS di una serie di casi di polmonite causati da un virus non corrispondente a quelli già noti. Il mondo oscilla tra un allarmismo precoce e una sottovalutazione pericolosa del problema. Il virus circola oltre quel mercato del pesce che sarà identificato come epicentro di quella che in breve si trasformerà in pandemia.
C’è poi il supereroe, colui che riconosce l’esistenza del problema, ma che essendo dotato di super poteri, tra cui la capacità di contenere nel proprio cervello tutte le nozioni scientifiche e statistiche della storia, oscilla tra il banalizzare il problema, paragonandolo ad una “semplice influenza”, al fare ciò che andrebbe evitato – come andare in giro senza mascherina, o indossandola in maniera “creativa”, o dar vita ad assembramenti – perché “non si può vivere ancora così, non ce la faccio più, tanto se te lo devi prendere te lo prendi”.
Cosa li accomuna? La presunzione di immortalità, la convinzione che se pure c’è un problema sicuramente non toccherà me, e che negarlo è più semplice che documentarmi, informarmi e comportarmi di conseguenza. Eppure, è questa presunzione di immortalità che dà un passaggio al virus per continuare a girare per il mondo e per il nostro paese, per le nostre strade, per le nostre case.
Una presunzione di immortalità che ha cominciato a “contagiare” anche quelli che fino a qualche tempo fa erano attenti osservatori di tutte le misure igienico-sanitarie, in nome di una “stanchezza” e di un fatalismo che ad oggi proprio non possiamo permetterci.
Le istituzioni, politiche e sanitarie, i virologi, le forze dell’ordine: tutti potevano fare meglio. Ma è fondamentale, ancora oggi, che tutti facciano la propria parte. E quella individuale di ognuno di noi resta ancora la parte più importante. Perché immortali o supereroi non ce ne sono. I negazionisti, purtroppo, sì. Ma questo è un altro discorso.
di Angelo Velardi
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