
Non sono bastati due anni di pandemia a colpire l’Italia in uno dei settori strategici per il PIL nazionale quale è il turismo incoming che nel 2020, prima della crisi sanitaria globale, ammontava all’1% del prodotto interno lordo. La stagione turistica che si apre si prepara ad un calo ulteriore causato dal mancato arrivo di tanti cittadini russi bloccati dalle restrizioni imposte dall’UE a seguito del conflitto russo – ucraino. Assoturismo stima che ad aprile saranno cancellati 175mila pernottamenti per un ammanco di 20 milioni di euro per gli albergatori. Solo nel 2019 i turisti russi arrivati in Italia sono stati 1,7 milioni per un totale di 5,8 milioni di presenze.
È l’ENIT, Ente Nazionale Italiano per il Turismo, a stilare un profilo del turista russo in Italia. Il 15% predilige Rimini, seguita da Roma, Venezia, Milano e Verona. I russi amano il lusso e tra strutture ricettive e griffe sono dei top spenders. Nel 2019, prima della pandemia, rappresentavano la seconda nazionalità per spesa con il 12% del totale. Ma nell’anno appena concluso, nonostante il calo di presenze, lo scontrino medio si è attestato su una somma di 1.215 euro, favorita anche dal regime tax free di cui godono i turisti che visitano l’UE ma che risiedono fuori dei suoi confini.

Il primo provvedimento contro l’azione militare di Putin in Ucraina ha riguardato la chiusura dello spazio aereo ai voli provenienti dalla Federazione Russa. Questo ha significato la cancellazione di voli e la sospensione del traffico aereo tra la Federazione Russa e i Paesi dell’UE. Dunque per un cittadino russo è impossibile muoversi da tutti gli aeroporti della Federazione. Sanzioni anche sul fronte bancario: i circuiti Mastercard e Visa, seguiti da American Express, hanno limitato l’operatività delle carte di pagamento con il loro marchio: tutte le transazioni avviate con questa carte emesse in Russia non funzioneranno più al di fuori del Paese e tutte le carte emesse da istituti finanziari al di fuori della Russia non funzioneranno più all’interno della Federazione Russa.
Tutti gli yatch e le ville degli oligarchi russi sul territorio italiano sono stati congelati e non sono più nelle loro disponibilità. Dalla Costa Smerlada alla Versilia alla Sardegna, sono tante le residenze storiche intestate ai magnati dell’ex impero sovietico. In queste strutture, nella gran parte dei casi, lavorava personale italiano, subito licenziato: si tratta, per lo più, di manutentori, giardinieri, amministratori e addetti alla sicurezza. Vita dura dunque per i sovietici che amano il Bel paese ma tempi altrettanto difficili per chi guadagna dalla presenza, a volte discussa, di questa elite economica tanto assidua in Italia e nel resto d’Europa.
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