
Dal 2020, il mondo intero si è trovato a combattere la guerra “invisibile” al Corona Virus. Se questa battaglia ha destabilizzato le vite e l’economia del mondo, non bisogna dimenticare che ci sono stati quasi 100.000 tra scontri, guerre e violenze di vario genere.
La guerra in Ucraina sta risvegliando nelle anime degli esseri umani la paura della guerra. Uno spettro che, almeno in Europa, sembrava essere sparito con la fine del secondo conflitto mondiale. Effettivamente, per oltre settant’anni, nel nostro continente europeo non si sono mai visti scontri di così grande pericolosità geopolitica. Ecco perché, anche da un punto di vista mediale, le vicende ucraine stanno avendo un risalto cruciale.
La recente prova di forza di Vladimir Putin, la sua sfida all’Europa, è infatti un dato assolutamente inedito per proporzioni e per possibili ed inevitabili conseguenze sul ridimensionamento del territorio europeo. Putin sta provando a cambiare i confini geopolitici dell’Europa con la violenza. A farne le spese sono, come sempre, i cittadini, gli esseri umani e la loro vita.
Come redazione giornalistica che promuove un’informazione libera e indipendente, non siamo però indifferenti a tutte le altre guerre che stanno affliggendo il mondo. L’esempio dell’invasione russa ai danni dell’Ucraina, paese sovrano di stampo democratico, si deve addizionare a tutti gli altri conflitti che il mondo di oggi vede svilupparsi. A noi spetta il compito di informarvi su questi tragici eventi. Deve essere chiaro che il nostro obiettivo non è quello di schierarci pro o contro qualche Stato, che sia esso invaso o invasore, bensì di combattere con l’arma dell’informazione lo schifo che è la guerra.
Uno schifo che ogni anno vede mietere esseri umani. Solo raccontando e condannando la guerra, senza retorica, potremo così promuovere la pace tra i popoli. La pace, il dialogo e il confronto: queste sono le uniche armi che conosciamo.
L‘Afghanistan è da anni teatro di una guerra combattuta senza sosta. Facciamo un passo indietro di 20 anni. Nonostante la morte dell’ex leader talebano, Osama Bin Laden, ritenuto colpevole degli attentati dell’11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle, il conflitto procede appunto da 20 anni. Le perdite di vite umane sono più di 180mila, la maggior parte dei quali civili.
Solo nel 2021 le vittime sono state più di 50 mila. Il 15 agosto 2021, i talebani sono rientrati in forze a Kabul, segnando de facto la resa dell’Occidente alla difficile operazione di stabilità in quelle terre. Da ricordare che, con il nuovo avvento dei talebani, la condizione delle donne sta subendo un deterioramento medievale. Grande attenzione va rivolta anche in Iraq: la crisi riguardo l’orientamento politico del paese è degenerato in una guerra tra l’opposizione e il governo.
Nello Yemen, la situazione politica è a dir poco tragica e complessa. Attualmente lo Yemen è il paese più povero del mondo. Dal 2015, si registra un disastro umanitario senza precedenti. In questo paese si registra un conflitto tra i ribelli sciiti Houthi e il governo di Abed Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dall’Occidente.
Ciò ha prodotto l’intervento nel paese dell’Arabia Saudita da parte sunnita che una vittoria dei ribelli possa portare a un rafforzamento della minoranza sciita nel territorio saudita. Ma non solo: nello Yemen c’è poi un secondo conflitto, quello tra i terroristi di Al-Qaeda, che nello Yemen hanno la cellula più potente (AQAP), e il governo yemenita, sostenuto dagli Stati Uniti. I numeri delle vittime, anche in questo caso, sono altissimi: solo nell’ultimo anno sono state 21.768.
Un altro conflitto, che affonda le sue radici nel dopoguerra, è quello che vede fronteggiarsi l’Israele e la Palestina. La faida va avanti dal lontano 1948, quando Ben Gurion dichiarò l’indipendenza di Israele, dopo la decisione dell’ONU di dividere la Palestina di uno Stato arabo e in uno Stato ebraico. Dopo oltre mezzo secolo di guerre e di patti storici, la situazione di guerra non è stata mai davvero appianata: non si contano i molteplici atti terroristici, correlate alle grandi speranze di pace rimaste appunto solo grandi speranze.
In Siria, da ormai 10 anni, c’è una guerra civile che sta tutt’oggi spargendo sangue di vittime innocenti. Oscurata dalla recente crisi ucraina ed europea, la Siria non conosce pace dal 2011, da quando nel marzo 2011 il governo siriano, guidato da Bashar Al – Assad, ha assistito ad una serie di moti di protesta a favore della democrazia nel Paese. I manifestanti chiedevano la fine del regime di Assad, che nel 2000 ha preso il posto del padre, Hafiz al Assad, in carica dal 1971.
Per reprimere le manifestazioni, le autorità hanno fatto ampio uso di forze di polizia e militari, cercando di arginare con violenza le proteste (fonte Save the Children). Il conflitto ha causato centinaia di migliaia di morti, sfollamenti di massa e distruzione di infrastrutture civili. L’insicurezza alimentare coinvolge più di 10 milioni di persone, devastando la vita di una generazione di bambini che conoscono solo la guerra. Oggi in Siria, la regione di Idlib è in perenne scontro con L’Isis.
Non tutti i conflitti in corso in Africa si combattono con le armi. Tante nazioni del continente nero sono vittime di oppressione, privazione della libertà e dei diritti basilari, abusi di potere da parte dei governanti. E non bisogna dimenticare la xenofobia che soffia regolarmente sui migranti interni del continente presenti in Sudafrica.
In Camerun, è in corso un conflitto che dura dal 2016, tra esercito regolare ed indipendentisti. Il conflitto è causato dalla decisione del presidente Paul Biya di spostare gli insegnanti francofoni nelle scuole anglofone della parte occidentale del paese. I separatisti, che vorrebbero trasformare la regione in uno Stato autonomo chiamato “Ambazonia”, denunciano da anni la loro marginalizzazione da parte del governo centrale e della maggioranza francofona.
L’inglese è la lingua in uso solo in 2 delle 10 provincie del Camerun, diviso dopo la seconda guerra mondiale tra Francia e Gran Bretagna. Il conflitto ha causato 3.000 vittime, 600.000 hanno lasciato le loro case e tre dei quattro milioni di cittadini delle 2 province colpite, necessitano di assistenza umanitaria. Dal 2014 il Camerun deve affrontare anche i continui attacchi dei terroristi Boko Haram nella regione dell’Estremo Nord, al confine con la Nigeria.
Nel 2009 inizia l’insurrezione dei Boko Haram. Fino ad oggi sono morte in Nigeria oltre 35.000 persone e 2 milioni hanno abbandonato i villaggi per trovare rifugio nei campi per sfollati o per profughi nei Paesi limitrofi. L’ISWAP, fazione di Boko Haram, nel 2016 ha giurato fedeltà allo Stato Islamico e continua a mietere vittime e a seminare terrore in Nigeria e nei paesi limitrofi: il Camerun, il Niger e il Ciad.
Il centrafrica è un’ex colonia francese. Il presidente François Bozizé, a seguito di minacce dei ribelli Séléka, a maggioranza islamica, chiede aiuto all’ONU e alla Francia. Ma nel 2013 il potere cade nelle mani di Michel Djotodia, primo mussulmano. L’attuale presidente è Faustin-Archange Touadéra, eletto nel 2016.
La popolazione centrafricana è allo stremo a causa di conflitti interni non mitigati nemmeno a seguito di un accordo di pace del 2019 tra fazioni ribelli. La metà della popolazione, su un totale di 5 milioni di abitanti, necessita di assistenza umanitaria. Tanti bambini sono malnutriti e gli sfollati sono migliaia. Il Centrafrica ha un sottosuolo ricco che fa gola a tanti, alla Russia in particolare.
Il Sud Sudan è nato nel 2011 dalla divisione del Sudan seguita ad un referendum. Due anni dopo, nel dicembre del 2013, e piombato in una delle guerre civili più sanguinose mai viste. Inizialmente i fronti contrapposti erano quelli del presidente Salva Kiir e quello del suo ex vice Riek Machar, rispettivamente di etnia dinka e nuer, le più numerose del Sud Sudan.
Questi fronti di guerra rimangono quelli principali ai quali si aggiungono altri gruppi etnici e di controllo di porzioni di territorio in tutto il Paese. Nell’estate 2018 viene firmato l’ennesimo trattato di pace, ma solo a febbraio di quest’anno è stato sciolto il vecchio governo. Kiir resta presidente e Machar viene nuovamente insediato come primo vice-presidente. Il conflitto interno ha provocato la morte di oltre 400mila persone e milioni di sfollati e profughi. Durante la guerra civile hanno perso la vita anche 116 operatori umanitari per lo più sud sudanesi.
Purtroppo, questi sono solo una parte dei conflitti che si stanno svolgendo nel mondo. Ognuno di essi, merita la luce dei riflettori e almeno un minimo di conoscenza da parte nostra. Per fornirvi un quadro completo e sempre aggiornato, vi consigliamo di consultare questo sito dove si menzionano gli Stati ad oggi in conflitto o in gravi situazioni crisi.
a cura di Gianrenzo Orbassano e Giovanni Cosenza
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