
Come non si vedeva da tempo, per Pino Daniele, eccoli di nuovo qui, riuniti tutti i suoi amici. L’occasione è la conferenza di presentazione dell’evento “Je sto vicino a te 67” che si celebrerá al Teatro Palapartenope sabato 19 marzo, in occasione del compleanno numero 67 del cantautore napoletano.
La conferenza si è tenuta lunedi 14 marzo presso la Chiesa di Santa Maria la Nova, a due passi da quel quartiere che anni fa diede i natali a Pino Daniele. Una rimpatriata tra amici, ecco tutti i suoi compagni di avventura che subito hanno risposto “presente” all’invinto del fratello Nello Daniele, ideatore dall’evento. Tra le poltroncine siedono grandi volti della musica napoletana come Enzo Gragnaniello, Jermano, Tony Cercola, Roberto Giangrande, Paolo Raffone e tanti altri.
Presente alla conferenza l’amico di sempre, Enzo Gragnaniello, compagno di una vita e compagno di classe alle elementari di Pino Daniele, presso la Oberdan. «Ricordare Pino per me è sempre una gioia» confessa l’artista napoletano ai microfoni di Informare Magazine.
«Pino è stato l’immagine dell’allegria e contemporaneamente della malinconia, che è ben differente dalla tristezza, cosa mai appartenutagli». Prosegue ancora, Enzo Gragnaniello, circa la crisi culturale napoletana nel trovare una nuova icona, un nuovo volto che possa dare identità alla città di Napoli come fece in vita Pino Daniele. «Bisogna stare attenti perché può diventare un’icona chi ha le radici all’inferno ed i rami del cielo, artisticamente parlando. L’icona appartiene solo al poeta: se sei un poeta la gente lo capisce, è il loro spirito a percepirlo. Allora resti impregnato, fai come ‘o rraú che resta impregnato sui muri, non so se rendo l’idea.
Infine, parlando dei nostri giorni, Enzo Gragnaniello trova nella musica uno strumento di cura potentissimo, uno strumento che nasce dai sentimenti, dal cuore. «La musica, e l’arte in generale, ci da la possibilità di farci andare oltre il nostro naso, dove veramente siamo noi, dove è realmente possibile vivere. Molta gente non vive ma sopravvive. Nascono poi alcune persone con un dono, con il compito di trasmettere “l’inesprimibile” perché alla fine non è una questione culturale ma spirituale. La cultura non esisterá mai se non si dà prima voce allo spirito, alla bellezza ed al sentimento. Molta gente si accontenta invece del sentimentalismo, molto più superficiale ma noi vogliamo fare la rivoluzione vera e propria. C’era una frase che recitava “le larve oscuravano il sole”: le lerve sono tutte queste persone che si compiacciono dell’apparenza che badano poi solo all’essere conosciuti. L’artista ‘overe non vuole essere conosciuto, vuole essere ricordato». Conclude così, salutando, il maestro Enzo Gragnaniello.
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