
Scrittore, poeta e giornalista. Domenico Rea rappresenta quella Napoli letteraria dallo spirito verace, carnale e sofisticata insieme. La sua penna raccontò di Napoli, ma non solo. Da Sarno a Salerno, fino a Milano, esistono tracce di storia della sua attività artistica e lavorativa. Ma al Centro Bibliotecario d’Ateneo all’Università degli Studi di Salerno, c’è il suo archivio, le sue tracce d’inchiostro. A più di cento anni dalla sua nascita, Informare Online sulle tracce di Domenico Rea.
Proprio qui, abbiamo incontrato la Direttrice del Centro Bibliotecario, la Dottoressa Maria Rosaria Califano. In questo luogo, documenti importanti su Domenico Rea vengono trattati e archiviati, fino a renderli digitalizzabili. Con il Professore Vincenzo Salerno, docente del Campus di Fisciano, vi racconteremo invece dell’eredità artistica di Domenico Rea, i suoi lavori e la sua figura.
«Tramite il Dipartimento DIPSUM e con il Professore Vincenzo Salerno, abbiamo registrato una convenzione con il Comune di Sarno che è il detentore dei diritti dell’archivio di Domenico Rea, ceduti dalla figlia dello scrittore, Lucia Rea. Nell’archivio, Rea raccoglieva tutti i suoi scritti, il suo lavoro tra scrittore e giornalista oltre alla sua documentazione ufficiale. Qui al Centro Bibliotecario, avviene un lavoro di riordino delle carte e successivamente un processo di digitalizzazione per metterlo a disposizione non solo degli studenti dell’Università di Salerno. Questo perché ragioniamo nell’ottica della valorizzazione e della fruizione al pubblico».
«Dopo un lavoro di organizzazione che comprende la visione del contenuto delle carte, si creano delle serie archivistiche. Ovviamente, non tutto verrà poi digitalizzato, ma si cerca di scegliere quello che ha un reale valore culturale. Poi, si passa alle attrezzature utili alla digitalizzazione, quindi adoperiamo uno scanner planetario: viene selezionato il materiale, metadatato e successivamente reso al pubblico sulla piattaforma della biblioteca per conoscere non solo lo scrittore ma anche l’uomo dietro lo scrittore».
«Tanto, considerando che l’anno scorso, nell’anno del centenario, si sono svolte numerose ed importanti ripubblicazioni: Spaccanapoli, riproposta dalla collana di Bompiani, tanti titoli riproposti dalla libreria Dante e Descartes, convegni e mostre. Domenico Rea è ancora fortunatamente un autore presente nella nostra letteratura».
«Domenico Rea è quantomai uno scritture attuale. La parola “creaturale” è la chiave del suo lessico. Questa contrapposizione tra gli uomini e creature, ritornerà in una polemica con un altro scrittore novecentesco come Curzio Malaparte nel suo libro “La pelle”, che Rea stesso recensirà definendolo “La pellaccia”. Questa Napoli è raccontata senza stereotipi: c’è la fame, la miseria e la protesta. Una condizione molto attuale oggi, come soprattutto in Rea troviamo la rappresentazione della guerra. Anche questa, purtroppo, una odierna realtà».
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