
La violenza di genere, lungi dall’esaurirsi nel momento in cui la donna decide di porre fine ad una relazione improntata alla violenza, trascina le sue dolorose conseguenze per anni.
Ce lo spiega la Dott.ssa Rizzi, consulente presso il Centro Antiviolenza Aurora di Piedimonte Matese, attiva nei progetti dell’associazione e cooperativa Spazio Donna.
«Le donne che hanno subito comportamenti violenti manifestano frequentemente bassa autostima, senso di colpa. Si percepiscono come fallite e incapaci, impotenti». Sono spesso incapaci di scegliere in autonomia. «Ciò si verifica perché per anni la scelta è stata loro impedita con la paura o con costrizioni fisiche».
«Fanno fatica ad esprimersi per timore delle reazioni altrui. Talvolta non sono nemmeno in grado di individuare quali siano i loro bisogni o desideri. Di comprendere le loro emozioni».
Ancora, la violenza domestica nel corso degli anni può alterare alla radice la percezione che le donne hanno del mondo. Ciò porta ad una duplice conseguenza. «Da un lato, il sentirsi perse senza l’appoggio del partner violento. Dall’altro, il dubitare della propria capacità di percepire correttamente la realtà. Possono arrivare a pensare di essere pazze, di aver male interpretato le situazioni, di essersi immaginate tutto. Di conseguenza, spesso, iniziano a percepire i comportamenti violenti del partner come normali o come ciò che si meritano».
Inoltre, le donne che vivono intrappolate in relazioni violente e abusanti hanno maggiori probabilità di sviluppare patologie in futuro. Tra queste: depressione, fobie e attacchi di panico, ansia generalizzata, difficoltà di concentrazione, stati confusionali, episodi dissociativi, disturbi del sonno, disturbi del comportamento alimentare, problemi relazionali, sbalzi di umore. «In aggiunta a ciò, le donne vittime di violenza sono esposte a un più alto rischio di atti autolesionistici, abuso di alcol, droghe o tranquillanti come forme di auto medicamento e anche di tentativi di suicidio».
La violenza domestica incide, inoltre, sulla fiducia della donna nelle proprie capacità di assolvere il ruolo di madre. «Quando si rendono conto delle conseguenze che la violenza ha avuto sui loro figli, possono sentire di non essere state in grado di proteggere i loro bambini. Ciò può avere gravi effetti sulla loro identità e fiducia come madri. Spesso è necessario un lungo lavoro psicologico che permetta loro di recuperare la sicurezza nel ruolo genitoriale. Hanno, inoltre, bisogno di perdonarsi per i momenti in cui la paura ha compromesso la capacità di leggere e soddisfare i bisogni emotivi dei propri figli, nonché offuscato la lucidità per cogliere i danni che la violenza che loro cercavano di nascondere».
Le conseguenze psicologiche e sulla salute mentale delle donne sono talmente tante e radicate per via del protrarsi delle relazioni violente nel corso di molti anni. La durata del percorso di guarigione dipende da persona a persona. «Incidono le risorse personali e le caratteristiche di personalità della donna. Su questa maggiore o minore vulnerabilità personale si innestano poi elementi esterni che possono essere riparativi o ulteriormente lesivi. Ad esempio, trovare qualcuno che ci ascolti, che ci creda, che ci accolga, che ci sostenga o, viceversa, sentirci sole, non credute, colpevolizzate, isolate. I percorsi di sostegno psicologico possono velocizzare il processo di guarigione e di recupero del proprio benessere psicofisico. È fondamentale, per accelerare il processo di recupero, intervenire precocemente, interrompere il prima possibile la relazione violenta, non incorrere in episodi di vittimizzazione secondaria».
La violenza cui si assiste da bambini rischia di riprodursi in relazioni malsane in età adulta. La testimonia la Dott.ssa Rizzi. «Per esperienza personale, posso affermare che molti figli di donne vittime di violenza domestica portano con sé per lunghissimi anni i danni emotivi, psicologici e relazionali delle violenze compiute sulle loro madri.
In più di un’occasione pazienti in terapia in età adulta, per le più varie ragioni ma con sottili elementi comuni, hanno alla fine rivelato un vissuto familiare di quel tipo. Questo deve essere un ulteriore incentivo ad agire precocemente nel mettere in sicurezza le donne e i loro figli, prima che ciò che accade nascostamente fra le mura domestiche lasci segni profondi e metta radici solide nella loro psiche».
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