
“WAU (We Are Urban) è questo : valorizzare e far del bene alla città con una forte consapevolezza che deriva dalla coerenza di un’etica sostenibile ambientale“
Come fare per contribuire attivamente alla salvaguardia del nostro pianeta e agire concretamente per valorizzare la propria città? Con WAU questo è possibile e, soprattutto, fattibile da ognuno di noi, attraverso piccoli gesti quotidiani o partecipando ai numerosi eventi e le iniziative mirati a restituire nuova vita alle città!
WAU significa proprio stupore, sorpresa, meraviglia: la meraviglia di un gruppo di volontari che ambiscono a vivere in una città più decorosa e che vogliono riappropriarsi delle aree abbandonate e degradate di essa, alimentando un nuovo senso di partecipazione civica. La chiave è diffondere la voce e far arrivare il messaggio a più persone possibili, perché ogni piccolo passo, fa la differenza!
Proprio per questo, qui ad Informare, abbiamo chiesto ad alcuni volontari di WAU di illustrarci tutti i loro campi d’azione, progetti e iniziative.
«Noi di We Are Urban agiamo in un modo che ci piace definire “fluido” cioè un volontariato liquido, che non richiede alcuna iscrizione, tessera o prenotazione, per partecipare alle iniziative, basta presentarsi agli eventi, il cui calendario è presente su tutti i nostri social. Ormai da ben 15 anni, agli eventi puliamo, raccogliamo e differenziamo rifiuti, curiamo il verde dei nostri parchi urbani, cancelliamo scritte vandaliche e rimuoviamo affissioni abusive. Insomma, proviamo a restituire nuova vita alla nostra città. Basta presentarsi con grinta, energia, guanti e buste che non guastano mai!
Poi operiamo tanto anche nelle scuole, dove organizziamo progetti, presentiamo l’associazione e così diffondiamo il tema ai giovani. Ciò che occorre per iniziare è solo fare il primo passo».
«Ce ne sono tanti! Un evento di grande successo è stato, sicuramente, quello fatto insieme a tutta la rete di associazioni che si occupano di sensibilizzare sui temi della sovrapproduzione della plastica e del rispetto del mare, alla rotonda Diaz nel 2018. Dopo un terribile temporale abbiamo ripulito completamente la spiaggia, colma di rifiuti fino alle ginocchia; risultato di grande impatto. Un altro evento di grande successo è stato a piazzale Tecchio dove Rai tre ci ha dedicato anche una puntata ed è stato molto memorabile».
«Moltissimo! Il futuro è proprio ciò che interessa ai giovani , mentre le persone più grandi sono infastidite dallo sporco, i ragazzi comprendono davvero l’impatto che abbiamo sull’ambiente e sul futuro del pianeta. A tal proposito, proprio con loro ci scambiamo consigli di alternative sostenibili e così facendo aiutiamo la terra. Inoltre con loro c’è una bellissima sinergia anche nell’aiuto che ci danno con i canali di comunicazione. Infatti utilizzano i mezzi da loro meglio conosciuti e i nuovi social più in voga, come tiktok, per la causa ambientale. I social sono il linguaggio dei giovani, durante quest’anno e mezzo di pandemia hanno rappresentato un ponte che ci consente di comunicare e creare tanto bene. Quindi assolutamente i giovani spaccano!».
«Sicuramente il lockdown e le restrizioni hanno ostacolato il nostro modo di agire di gruppo, carico, pieno di ragazzi. Però non tutto il male vien per nuocere, infatti la pandemia è stata anche un’ occasione per riorganizzarci, ci ha dato il modo di creare dei team, pensare a nuovi progetti e, cosa principale, ci ha fatto vedere quanto sta bene il pianeta senza di noi. Ci ha provato che, a tutti gli effetti, è l’uomo che lo danneggia. Negli scorsi mesi abbiamo visto i delfini tornare nei porti, gli animali più liberi, abbiamo sentito il profumo dei fiori in strada che è sempre stato coperto dallo smog. Ovviamente però questo effetto è durato poco e niente, ma è servito a dimostrare quanto sia forte la nostra impronta».
Adesso che sappiamo tutto di WAU basta veramente poco, partecipare attivamente per la causa significa anche solo condividere il messaggio. Dobbiamo agire tutti attivamente perché il futuro è nostro, il pianeta va salvaguardato e le città valorizzate. Cosa aspetti a scendere in campo?
di Benedetta Calise
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