


Tra le tante domande, si cerca anche di indagare sulle possibili cause e connessioni che hanno dato origine alla diffusione di questo nuovo virus e ai suoi disastrosi effetti. In quest’ottica, non mancano studiosi e attenti osservatori che si sono fatti numerosi interrogativi. Tra questi: “Può esserci un nesso –e se sì, quanto diretto? –tra il verificarsi di pandemie come la Covid-19 e la degradazione dell’ambiente che quotidianamente causiamo a livello mondiale?”
Un recente studio (pubblicato su “Proceedings of the royal society”) afferma che non solo esiste un nesso, ma addirittura, in molti casi, le pandemie sarebbero conseguenza diretta del disastro ambientale di origine umana. La notizia non è certo rassicurante.


Come precedentemente accennato, i recenti studi hanno evidenziato la diretta dipendenza tra le attività umane rivolte all’ambiente e lo spillover. Secondo i risultati delle ricerche condotte, a scatenare molte infezioni zoonotiche è stata proprio la mano degli esseri umani. Ma secondo quali modalità?

Inoltre, va sottolineato come anche le specie minacciate di estinzione a causa di attività umane – come la deforestazione, il bracconaggio o il commercio illegale – ospitano virus “zoonotici”. Questi risultano due volte più degli animali le cui popolazioni stanno diminuendo per cause non legate all’uomo.

Le conclusioni che emergono dagli studi del “Predicts” evidenziano la necessità di misure di conservazione ambientale. “Il cambiamento globale dell’uso del suolo è caratterizzato principalmente dalla conversione dei paesaggi naturali per l’agricoltura, in particolare per la produzione di cibo. I nostri risultati sottolineano la necessità di gestire i paesaggi agricoli in modo da proteggere la salute della popolazione locale e garantire al tempo stesso la sicurezza alimentare“, ha commentato Jones. “Poiché si prevede che i terreni agricoli e urbani continueranno ad espandersi nei prossimi decenni, dovremmo rafforzare la sorveglianza delle malattie e l’assistenza sanitaria. Particolarmente in quelle aree che stanno subendo molte alterazioni del territorio, poiché è sempre più probabile che vi siano animali che potrebbero ospitare agenti patogeni dannosi”.
di Marta Krevsun
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