
Mentre è da poco terminata la sessione di test pre-stagionali in Bahrein, Drive to Survive ritorna nel catalogo Netflix con la quarta stagione.
Nata con l’obiettivo di avvicinare il pubblico alla Formula 1, la produzione della serie tv affidata al premio Oscar James Gay-Rees e a Paul Martin, riesce completamente nel suo intento. Lo scorso anno uno studio pubblicato da Nielsen citava la serie come una delle principali ragioni della crescente popolarità verso il motorsport tra le persone in un’età compresa tra i 16 e i 35 anni che – in termini di percentuali – rappresentano il 77% della crescita del pubblico della Formula 1.
La serie statunitense ci porta all’interno del Circus permettendoci di curiosare lì dove normalmente non si può: successi e fallimenti di piloti e scuderie sono serviti su un piatto d’argento agli spettatori alzando la tensione al massimo. C’è da precisare che il prodotto Netflix non è un documentario bensì una docuserie, dunque la fedeltà con i fatti non sempre vien rispettata poiché – per voler di telecamere – bisogna intrattenere creando pathos, spesso anche drammatizzando all’estremo.
All’interno del paddock c’è chi ha apprezzato il prodotto e chi, come Max Verstappen, l’ha criticato aspramente imputando ai produttori montaggi sbagliati che travisano discorsi e creano false rivalità. In questa quarta stagione, infatti, il pilota olandese Campione del mondo in carica non apparirà direttamente nella serie con una delle consuete interviste. Tra i piloti che non l’hanno vista di certo sotto una cattiva luce c’è Daniel Ricciardo, il quale attualmente occupa la monoposto McLaren al fianco di Lando Norris. Sulla prima stagione della docuserie, inserita nel catalogo nel marzo del 2019, aveva infatti dichiarato: “Penso che la prima stagione di Drive To Survive sia stata fantastica. Trascorro un po’ di tempo negli Stati Uniti e l’ho notato da un viaggio all’altro. Era la prima volta che iniziavo a esser riconosciuto e le persone facevano riferimento a quella serie tv. Per non parlare dei social media: i numeri sono impazziti. Ha fatto molto per noi e per lo sport“.
Nonostante le incongruenze Drive To Survive resta un buon prodotto per gli appassionati e non del motorsport. La curiosità stuzzicata allo spettatore sulle monoposto, l’adrenalina e l’ansia che avvolgono la competizione hanno permesso al target medio di spettatori di passare dal catalogo Netflix ai canali di Sky per non perdersi un minuto della stagione di Formula 1.
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