
Giovani taglienti, la stand-up delle nuove generazioni: intervista a Tommaso Faoro
La Stand-up comedy italiana è, per fortuna, un fenomeno che esiste ormai da decenni (basti pensare a Satiriasi). Il problema vero è che l’apparato digerente dell’italiano neanche troppo medio, ci ha messo un po’ ad assimilare il genere nella sua forma più pura: tagliente, scorretta, cruda. Oggi per fortuna sono molte le persone che apprezzano la stand-up e tanti provano persino ad esserne i protagonisti. Ho fatto una chiacchierata con uno degli astri nascenti del genere: Tommaso Faoro.
«Devo darti la risposta più banale di tutte: per puro caso. A Venezia c’era una rassegna di stand-up comedy in un piccolo teatro off, organizzata da un altro comico, Nicolò Falcone. Io ed altri amici eravamo diventati ormai degli spettatori abituali. Un giorno organizzano una serata open mic, cioè chi vuole si segna e sale a dire due scemenze. Ho deciso di buttarmi giusto per passare il tempo, quella volta è andata bene e Falcone mi ha suggerito di continuare; quindi, ho fatto da numero di apertura per qualche comico in giro per il veneto e da lì, purtroppo per voi, eccomi qua».
«Disavventure vere e proprie nella mia vita ho avuto la fortuna di non incontrarle mai, diciamo che sul palco mi diverto ad esagerare le piccole sventure di tutti i giorni un po’ perché è sempre un buon modo per raggiungere la risata, un po’ perché secondo me meno ci si prende sul serio meglio è».
«Ammetto che un paio di volte è successo, soprattutto perché almeno all’inizio quando fai questo mestiere finisci per esibiti un po’ ovunque, dalle sagre alle pizzerie. Ricordo una festa di carnevale in piazza dove io e altri stand up comedian eravamo stati chiamati ad esibirci sul palco dopo una cover band di Loredana Bertè. A un certo punto il pubblico se ne era andato quasi tutto, erano rimasti a vederci solo quelli della band. Io sono salito per ultimo e, a una certa, vedo la band che se ne va. Malgrado tutto è stata un’esperienza formante».
«Premetto che non me ne intendo e non ho la palla di vetro, però secondo me anche se non ci sarà più la televisione come la conosciamo, le reti televisive continueranno a fare programmi sulle nuove piattaforme. Magari cambierà la forma, ma di nuovi prodotti se ne faranno sempre, almeno credo (e almeno spero perché l’aumento di gas e luce è alle porte)».
«Devo dire che sono d’accordo fino a un certo punto con questa premessa; certamente si può fare comicità impegnata e comicità più di pancia, ma non credo che la stand-up comedy sia per forza più impegnata di altri generi, dipende tutto dal singolo comico. Per quanto riguarda i comici televisivi vecchio stile, ce ne sono di tanti tipi: dai più scontati ai più complessi, lo stesso vale per la stand-up. Per quanto riguarda il pubblico certamente esistono pubblici diversi, ma a mio parere il comico più bravo è quello che riesce a farsi capire da quasi tutti».
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