Pierre de Marivaux fu uno dei maggiori commediografi del XVIII secolo francese. Nelle sue opere riuscì ad integrare la drammaturgia di dando più spazio alla componente amorosa, la quale divenne un gioco teatrale in cui i personaggi cercano di mascherarsi per scoprire se sono corrisposti. Questo tema viene ripetuto in tutte le sue opere quasi come gioco psicologico, affiancato dalla deformazione grottesca dei personaggi. Una netta differenza che può essere fatta con Molière è che de Marivaux non utilizza il travestimento per prendersi gioco del personaggio, bensì per scoprire che tipo di persona è l’amante.
Uno dei temi principali dell’opera è il rapporto tra le classi sociali, in particolare la popolare e la privilegiata che si traduce nel rapporto tra i padroni ed i servi. I due protagonisti scoprono di essere attratti da ciò che credono essere domestici e si ritrovano a prendere in considerazione l’idea di una “mésaillance”. Questo termine indica il matrimonio tra classi sociali diverse e nel ‘700 era considerato un tabù per la società. Dorante è pronto a rinunciare al matrimonio con una persona della sua stessa classe sociale pur di sposare una serva. Questa è la prova d’amore che Silvia aspettava prima ancora di saperlo.
Alla fine, ci renderemo conto che gli uguali si attirano, infatti così come i due padroni iniziano a provare qualcosa per entrambi, anche i due servi finiranno per confessarsi i propri sentimenti. Tuttavia, ci sono delle ovvie differenze, sia per quanto riguarda il registro linguistico utilizzato che i comportamenti. La dichiarazione d’amore dei servi è infatti molto più diretta di quella dei padroni: non hanno bisogno di tante circonvenzioni. Tutto ciò si oppone con le conversazioni tipiche di Dorante e Silvia che utilizzano il cosiddetto “badinage galante”, ossia un linguaggio improntato sul lessico della galanteria.
L’opera, che sembra porsi come una semplice e smielata storia d’amore, in realtà grazie alla comicità riesce a diventare molto di più. Basti pensare alla rivelazione dei due servi dove, una volta conosciuta la realtà dei fatti, iniziano ad insultarsi a vicenda rimando gli insulti con i propri nomi. L’ottica in cui de Marivaux voleva far rientrare quest’opera è sicuramente quella comica, del Teatro della Foire.
di Iolanda Caserta
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