All’inizio non avevo capito bene. Non avevo capito niente. Un uomo, anzi un ragazzo incappucciato che cammina su una strada di periferia circondata da una sterpaglia scostumata che sfacciatamente copre il bordo di bitume della via. E poi all’improvviso una chitarra che nun trova riciette, tenta accordi ma non è sicura, va per tentativi. Ma il fischio chiarisce le cose. Il fischio è un fruscio di vento che ti accompagna. Una melodia intrigante e misteriosa. Atra? No, misteriosa ma solare? Ma come solare? E la notte che c’entra? La notte c’entra perché fa ‘a cumpagnella ai pensieri solitari. La melodia di quel fischio richiama le invenzioni acustiche di Ennio Morricone negli spaghetti-western. Ma non siamo nei paesaggi lunari e soleggiati del deserto di Tabernas in Andalusia o sui monti Simbruini, nel viterbese tra Lazio ed Abruzzo. Nossignore, siamo a Napoli, siamo arrivati a Castel Sant’Elmo, di notte in “Chesta notte” e quel ragazzotto – si è un ragazzotto – si toglie il cappuccio e lo riconosco subito.
“Chesta nott, a cerevell’ vò viaggià
tutt’e rrott, e vvò cagnà cercann d’esplorà
e capì, pecchè nun po’ fernì accussì
nient’ cagnarrà si t’astip’ pe nun murì..”
(PeppOh)Funesta e crudele e, forse, anche buia
È Sergio Leone! Stessi occhiali e stessa barba, stesso gusto per le panoramiche e per l’effetto sonoro. Ti fa vedere una Napoli di notte. Bella. Piena di Luci. Atra e non buia. Lui la guarda e la vuole abbracciare. La notte e la città. E spiega, racconta che entrambe non sono per tutti. Bisogna meritarsele. Come “un pugno di dollari” o “una sepoltura” in un film di Sergio Leone. A proposito morto nel 1989 quando nasce Giuseppe Sica che ha scelto il nome d’arte PeppOh. Che cumbinazione! Mi viene da dire OH! Infatti mi chiedo quell’OH sta per una sorpresa, una meravigliosa scoperta o sta per un richiamo di attenzione. “Oh! Oh! Sienteme! Guardame!”. Perchè qui sembra che ogni direzione che prendi non è sbagliata.
PeppOh è un cantante di rap come Pino Daniele era un cantante di blues. E come ogni “cantante napoletano” quando compone non può che averlo ammenta senza fa ‘o samenta ma qui il richiamo è ad uno che scriveva il napoletano pur non essendolo. Domenico Modugno con “L’uomo in frac” (o anche “Vecchio frac”) racconta il pudore della notte romana attraverso l’abbandono al suicidio di un uomo ricco ed elegante. Negli anni cinquanta, dopo due guerre mondiali, il suicidio era un lusso che si poteva permettere solo un uomo ricco ed elegante. Di quella canzone “Chesta Notte” ricalca i passettini dei fidanzatini di ritorno a casa, i silenzi dei palazzi, gli scrosci delle saracinesche che si abbassano, il passaggio di pneumatici sui sampietrini (“afor ’a stu barcon’ ogni fatt’ piglj spiritualità, ma na bussat’ a st’incrocio romp’o silenzij ca, l’ha fatt’a padron e subbit’ è pront’ a turnà”), l’insonnia di uno che scaccia un gatto che miagola e di un altro che si illude che il giorno mantenga le promesse con un caffè (“Song’e ttrè e stong ancor cu stu ccafè, l’agg’ fatt bell astritt’ astritt’ comm piac’a mmè, e a chest’or è ancor cchiù special’,) Oh! Oh! Oh! È l’esclamazione di attenzione ad una grande promessa… PeppOh… ed… Oh! Oh! Oh! È la meraviglia per la bellezza di un fischio, bello ma proprio bello come i fischi nei film di Sergio Leone.
Tratto da Informare n° 168 Aprile 2017
Top: Camp Miasma Come un fulmine a ciel sereno, nel silenzio generale, Camp Miasma è arrivato e mi ha fatto innamorare, mett...
Informare alla rassegna “Sui Sentieri degli Dei – Festival dell’Alta Costiera Amalfitana” La mia esperienza estiva ad...
Due giorni di rock alla Mostra d’Oltremare. Il Noisy si conferma un grande appuntamento per Napoli: tra grandi band e criti...
Sabato 25 luglio, il cantante più discusso dell’ultimo anno, TonyPitony, ha portato uno show irriverente davanti alla Regg...