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Pinocchio di Matteo Garrone – L’ambizione italiana

Redazione Informare
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8 gennaio 20214 min di lettura

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Pinocchio di Matteo Garrone – L’ambizione italiana

Questo 3 aprile 2020 abbiamo visto il Pinocchio diretto da Matteo Garrone fare incetta di premi tecnici (acconciatura, trucco, costume, scenografia, effetti visivi) ai David di Donatello. Il film ha inoltre incassato quasi 20 milioni di euro al botteghino contro un budget di 15 milioni (costi di marketing inclusi), un discreto successo per un film italiano in un panorama cinematografico intasato (prima della pandemia, almeno) di blockbuster americani. C’è chi ha detto che è un’ingiustizia che Garrone non abbia vinto Miglior Film o Miglior Regista ai David. E c’è chi ha criticato la sua interpretazione della storia di Pinocchio come la solita favola nera.

Ma vedendo il film mi sento di dissentire da entrambe le opinioni. Certo, Pinocchio non è il suo miglior film (soprattutto visto che ha già diretto capolavori come Gomorra e Dogman) e la rosa dei contendenti quest’anno era comunque tostissima. Ma il suo film non è affatto una favola nera: certo, l’estetica sarà bizzarra, surreale, i colori un po’ cupi e le scenografie dilapidate, ma non è nulla che non sia già presente nel Pinocchio originale di Collodi. Il suo Pinocchio è buffo, si ride spesso, ma la cosa più importante è che è sincero. Gli effetti speciali e visivi sono incredibili per il cinema italiano. Certo, non sono fatti per essere realistici (così come le interpretazioni), ma sono presentati con una tale naturalezza che lo spettatore non può fare in meno di essere assorbito dal mondo del film e lasciarsi attraverso la storia di Pinocchio insieme al burattino stesso.

L’immersione è aiutata dal fatto che il casting non ha fatto grandi errori. Certo, forse Papaleo e Ceccherini non sono memorabili nei panni del Gatto e della Volpe (ma quando li hanno già interpretati Franco e Ciccio, è un po’ difficile), e Federico Ielapi, il protagonista, ha una recitazione legnosa quanto la faccia del suo ruolo, però non stonano: si calano nei panni dei personaggi e vi scompaiono lasciando che il film scorra. E del resto, la monotonia di Ielapi ben si adatta al ruolo del burattino testardo che si rifiuta di cambiare fin quasi alla fine del film, e poi, dovendo recitare con tutto quel trucco in faccia a nove anni ha fatto un lavoro che tutto sommato va bene.

Gemme sono invece il criminalmente sottoutilizzato Gigi Proietti (ci manchi, Gigi) nei panni di Mangiafuoco, il lavoro congiunto di Marine Vacht, Alida Baldari Calbria e Domitilla D’Amico (i più nerd di voi la riconosceranno come la voce di Jenna Coleman (Clara Oswald) in Doctor Who) che dà vita a una della Fate Turchine più dolci che abbia mai visto, degna di rivaleggiare con la versione di Gina Lollobrigida.

E a sfidare un altro gigante (Nino Manfredi, stavolta) ci pensa Roberto Benigni con il suo Geppetto. Negli occhi, nel volto di questo Benigni invecchiato malissimo (è anche il trucco, eh) vediamo tutta la fragilità di un uomo solo, fallito, apparentemente un inetto, che però è pronto a dare tutto ciò che ha per suo figlio. Guardandolo muoversi e balbettare impacciato vediamo in Benigni un uomo che vende i vestiti che indossa, in pieno inverno, pur di permettere a suo figlio di studiare. Un uomo che non ci pensa due volte a girare mezzo mondo per cercare di ritrovarlo quando sparisce e, alla fine—lasciarsi aiutare a crescere dal suo stesso bambino. Se questo sarà il grande ritorno di Benigni, pochi altri nella storia del cinema sono stati così magistrali ed emotivi.

E che dire delle maestranze premiate, quelle di solito meno calcolate in Italia? Pinocchio è una festa per gli occhi. Balie lumaca, uomini corvo, burattini viventi e tonni con facce umane. Non si riesce quasi mai a capire dove inizi la CGI e dove finiscano gli effetti realizzati dal vero sul set, con trucco, prostetici e giochi di luce. Merita di essere visto anche solo per questo, se le ragioni più “tradizionali” elencate sopra non vi convincono. Film di tale ambizione finora sono stati rarissimi in Italia — e possiamo solo sperare che gli artisti continuino a sfidare le aspettative.

di Lorenzo La Bella

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  • #matteo garrone
  • #pinocchio
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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