
Fra gli scopi che le organizzazioni mafiose si prefiggono, assume una rilevanza primaria quello del controllo degli appalti pubblici. Per comprendere appieno cosa significhi tale concetto, occorre chiarire, seppur sinteticamente, cosa sia un pubblico appalto.
La pubblica amministrazione agisce, come sancito dalla nostra Costituzione, per il perseguimento di scopi collettivi, secondo criteri di imparzialità e di efficienza. Essa è tenuta a garantire servizi e strutture alla cittadinanza, essenzialmente mediante la realizzazione di opere pubbliche e le forniture di servizi.
Dovendo impiegare denaro pubblico per tali finalità, essa non può agire come un comune cittadino, ma deve rispettare alcune regole – imposte dalla legge – che assicurino la parità tra le imprese partecipanti agli incanti e la trasparenza delle modalità di scelta del contraente, allo scopo precipuo di garantirsi le migliori condizioni (economiche e tecniche) per fornire un servizio o costruire un’opera pubblica in favore della cittadinanza.
L’appalto pubblico (di lavori oppure di forniture e servizi) costituisce dunque lo strumento giuridico con cui la pubblica amministrazione sceglie le imprese con cui contrarre e ciò spiega perché esso sia oggetto di particolari attenzioni da parte delle organizzazioni mafiose. Aggiudicarsi un appalto, infatti, significa garantirsi un corrispettivo certo, generalmente molto elevato, nonché lo svolgimento di attività imprenditoriali per un periodo significativamente esteso, talvolta anche di alcuni anni.
Per infiltrarsi nel settore degli appalti, allora, le organizzazioni mafiose hanno bisogno di entrare in contatto con il settore imprenditoriale, l’unico che – attraverso le imprese – può stabilire un rapporto contrattuale con le pubbliche amministrazioni. In proposito, l’esperienza giudiziaria ci ha insegnato che il rapporto fra le mafie e gli imprenditori può essere di triplice natura.
Il contatto più frequente che le organizzazioni mafiose stabiliscono con le imprese può essere innanzitutto di tipo estorsivo: così, l’imprenditore che si è aggiudicato un appalto è costretto a versare parte del suo profitto alle mafie, allo scopo di non subire atti di danneggiamento alle proprie aziende. In tal modo, l’appaltatore considera la tangente estorsiva come un costo da mettere in preventivo prima di presentare una offerta durante la partecipazione all’incanto pubblico, con diretta ricaduta sull’aumento degli importi che la stazione appaltante si troverà a dover versare all’appaltatore. In casi siffatti, fra le mafie e l’appaltatore si instaura un rapporto di soggiacenza, dal quale deriva un danno economico per la pubblica amministrazione, costretta indirettamente a sopportare il maggior costo che l’imprenditore dovrà affrontare allorché sarà costretto a versare la tangente estorsiva alla cosca camorristica.
Un secondo tipo di rapporto fra le mafie e le imprese viene definito invece come collusivo.
In tal caso, le mafie instaurano con le imprese un tipo di relazione che non è più fondato sulla forza di intimidazione, bensì sulla contiguità: le imprese, infatti, si rivolgono alle mafie per chiedere loro di aiutarle nei rapporti con la pubblica amministrazione, allo scopo di garantirsi l’aggiudicazione degli appalti. Le cosche mafiose, infatti, possiedono una ampia capacità di condizionare le scelte della pubblica amministrazione, in quanto si infiltrano all’interno del tessuto amministrativo, intimidendone i funzionari oppure, nella maggior parte dei casi, corrompendoli. Dunque, in tal modo, l’impresa richiede all’organizzazione mafiosa una prestazione molto incisiva, che le consente di vincere la concorrenza e di aggiudicarsi consistenti appalti. In cambio di tale prestazione illecita, i titolari delle imprese che hanno stretto tale patto collusivo versano alle mafie ancora una volta una parte dell’utile che deriverà loro dalla aggiudicazione dell’appalto e che essi considereranno, ancora una volta, come un costo da mettere in preventivo per aggiudicarsi illecitamente un appalto.
Si assiste, quindi, alla instaurazione di un rapporto fra cosche ed imprese che è di tipo paritario e che prevede la corresponsione di un dare (da parte dell’imprenditore) in cambio di un facere (da parte del sodalizio mafioso), con la diretta ripercussione sia sull’operato della pubblica amministrazione (che risulterà inquinato dalla infiltrazione mafiosa), sia sulle corrette modalità di scelta del contraente, il più delle volte non meritevole della aggiudicazione, sia sotto il profilo tecnico che sotto quello economico, con intuibile conseguenza in termini di disparità di trattamento con le imprese sane, che hanno partecipato all’appalto e che sono risultate soccombenti.
Il terzo tipo di contatto fra le cosche mafiose e le imprese è, infine, di tipo societario.
A differenza di quello collusivo (in cui l’imprenditore è il titolare della società, nella quale ha conferito suoi capitali), il rapporto societario fra mafie ed imprese è sicuramente il più insidioso per l’economia legale.
Accade, infatti, sempre più frequentemente che le organizzazioni mafiose decidano di investire propri capitali – ovviamente illeciti, perché frutto di proventi delittuosi scaturenti in prevalenza dalle estorsioni, dal traffico di droga e dall’usura – in attività di impresa, costituendo così delle società “con capitale mafioso”. Esse sono destinate ad imporsi rapidamente sul mercato, in quanto non sopportano innanzitutto i costi dell’indebitamento bancario, che invece l’imprenditore sano è chiamato – il più delle volte – ad affrontare; inoltre, le imprese mafiose possono contare su forniture ottenute a prezzi molto più bassi, quasi sempre perché i loro fornitori sono vittime di estorsione e dunque sono costretti a praticare prezzi molto più bassi di quelli conosciuti dal mercato; infine, gli imprenditori con capitale mafioso possono contare sulla tranquillità derivante dal fatto che i creditori non agiranno nei loro confronti in caso di ritardo nei pagamenti, in quanto temono che una tale iniziativa possa determinare la reazione violenta della organizzazione che si cela dietro il debitore.
Tutto ciò comporta, come è intuibile, che l’impresa mafiosa entra nel mercato e si inserisce nell’economia legale in maniera prorompente, sbaragliando la concorrenza ed offrendosi come particolarmente competitiva nel settore dei pubblici appalti. È molto difficile riuscire a comprendere quando una impresa sia stata contagiata dall’influenza mafiosa: una tale impresa opera e vive sul mercato esattamente come le altre, spesso anzi avvalendosi di professionalità specializzate che le consentono di camuffarsi nell’economia legale e di apparire, nei rapporti con la pubblica amministrazione, come un ente del tutto irreprensibile. Solo le indagini condotte dalla Magistratura per mezzo della polizia giudiziaria possono realmente consentire di smascherare (con i mezzi che il codice di procedura penale appresta) il rapporto collusivo o societario con le mafie; ed il dato si presenta oggi vieppiù attuale, se solo si consideri la mole dei fondi che le pubbliche amministrazioni dovranno appaltare per il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal PNRR (acronimo del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza), ossia un gigantesco pacchetto globale di investimenti con cui lo Stato si prefigge di modernizzare la pubblica amministrazione e le sue strutture, garantendo efficienza ed informatizzazione all’azione pubblica.
Rispetto a tali appalti, sarà oltremodo necessario vigilare affinché le procedure di scelta del contraente si connotino per regolarità e trasparenza, salvaguardando così la libertà di iniziativa economica, sancita dall’art.42 della nostra Costituzione, e la libera concorrenza fra imprese sane.
di Maurizio Giordano
Chi decide se una spiaggia è una risorsa scarsa? Una domanda che può sembrare da addetti ai lavori, ma che in realtà rigua...
Tra le forme attraverso le quali lo Stato misura la propria capacità di resistenza alla pressione della criminalità organiz...
di Maurizio GiordanoSostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Dal 2014 al 2024 ha prestato serviz...
L’ onorevole Francesco Emilio Borrelli è diventato una presenza costante sui social. Video, denunce, segnalazioni, interve...